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Ho trovato molto interessante la riflessione sul ruolo politico della tecnologia. Mi convince meno, invece, il passaggio sugli algoritmi proprietari. Un algoritmo non nasce dal nulla: è il risultato di anni di ricerca, tentativi, competenze e lavoro umano. Perché lo Stato dovrebbe limitarne o addirittura negarne la proprietà, invece di fare ciò che oggi fa troppo poco, cioè affiancare ricercatori e imprese fin dalle prime fasi dello sviluppo?

Secondo me la sfida non è sostituire il privato, ma costruire uno Stato capace di fare politica industriale: investire, condividere il rischio, mettere in rete università, ricerca e imprese, trattenere nel Paese il valore generato e solo dopo intervenire come regolatore del mercato. Così la tecnologia rimane il frutto del lavoro di chi la sviluppa, ma smette di dipendere esclusivamente dalla capacità dei grandi capitali di finanziarla.

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Assolutamente, procediamo.